Il dietro le quinte dei 5,8 Mbps in upload di Ericsson/3 Italia

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Ericsson e 3 Italia arrivano con un test a 5,8 Mbps in upload (trasmissione di dati verso la rete) lasciando ovviamente tutti a bocca aperta. Ma vediamo in dettaglio cos’è l’HSPA e a cosa può servire al navigatore.

Sta facendo il giro di tutti i Blog di settore la notizia, da primato mondiale, del test effettuato dal duo Ericsson/3 Italia, che ha fatto registrare un uplink di ben 5,8 Mbps, che Punto Informatico definisce “una velocità smodata“.

La sigla HSPA altro non è che l’acronimo di High Speed Packet Access, una famiglia di protocolli per la telefonia mobile che estendono e migliorano le prestazioni dell’UMTS. Questa famiglia di protocolli include il ben famoso HSDPA per la trasmissione dati in downlink (verso l’utente) e l’HSUPA per la trasmissione dati in uplink (verso la rete). L’HSDPA (High Speed Downlink Packet Access) promette in futuro di raggiungere la teorica velocità di 14.4 Mbit/s, attualmente a circa metà con le offerte degli operatori ferme a “soli” 7.2 mbit/s. L’HSUPA (High Speed Uplink Packet Access) è invece il contrario, cioè la capacità di trasmettere dati in rete, che aveva registrato il tetto massimo a 5.76Mbit/s, traguardo ora superato da Ericsson e 3 Italia.
Ad oggi si sta continuando a perfezionare il protocollo HSPA con lo scopo di portare l’accesso teorico fino a 50 mbit/s, con la variante Evolution (HSPA+) o enhanced.
A cosa ci servirà tutta questa potenza di upload in una connessione mobile? Secondo il comunicato stampa rilasciato sarà utilissimo per gestire al meglio videoconferenze, trasferire contenuti multimediali generati dal cliente, inviare email con allegati molto pesanti e una migliore performance nei giochi interattivi online.
Senza dubbio occorrerà molto tempo per una commercializzazione del nuovo standard, ma quello che vogliamo sottolineare ancora una volta è la chiara volontà del mercato tecnologico di spostarsi sempre più sulle connessioni mobili, prossimo futuro che determinerà anche l’uso della Rete.

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