Quando un post ti costa la vita
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Potrebbe essere un bel film dell’orrore, al pari di The Ring, invece è realtà. In Iran si sta discutendo di inserire pene più severe anche per chi esprime la propria libertà di pensiero attraverso la rete, fino alla pena capitale.
La sicurezza delle persone contro l’uso libero della Rete. Questo è il capisaldo che funge da baricentro della nodosa questione che in queste ore fa discutere l’Iran: i blogger e i netizen che sfruttano le nuove tecnologie per esprimere il loro pensiero mettono realmente in pericolo la realtà? Sembra proprio di si. Addirittura fino a diventare mohareb, cioè nemici di dio.
L’Iran aveva già messo in vigore alcune limitazioni, come la banda per i privati cittadini, la chiusura degli internet cafè e il blocco dei siti (anche blog) considerati dallo Stato veicoli di “corruzione, pornografia e ateismo”.
Le punizioni? E’ presto detto: l’amputazione della mano destra, del piede sinistro e l’impiccagione. Per i casi meno gravi, l’esilio. Un fortissimo giro di vite, dato che la legge non prevederebbe la revoca della pena. Rintracciare i colpevoli, poi, sarà molto più semplice che negli altri paesi: dall’anno scorso infatti tutti i siti internet sono censiti in un apposito registro statale.
Ma per fortuna al momento questa realtà è solo un disegno di legge, ancora da approvare.


