Il Cybercrimine è organizzato come la mafia

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Non è più il piccolo spammer di quartiere, affamato di qualche ora di notorietà in rete, ad impossessarsi dei nostri dati personali. Secondo l’America sono associazioni molto ben strutturate. E, ovviamente, pericolose.

Interessante l’articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera, “Il cybercrimine opera come Cosa Nostra“, nel quale il giornalista Nicola Bruno sostiene come ormai siano attivi e prolifici in rete i gruppi che si dedicano a carpirci più informazioni possibili. A sostenerlo non siamo noi italiani, ma la società di informatica americana Finjan, che ha pubblicato il suo ultimo studio sull’argomento.

Secondo questo studio, il pericolo proviene non più dal ragazzo adolescente desideroso di notorietà ma da associazioni con una gerarchia ben precisa, suddivisa in almeno cinque figure principali:

  • il Boss, che opera come capo supremo senza però mai intervenire direttamente nelle operazioni;
  • un sotto-boss che si occupa di fornire gli strumenti – i trojan – agli intermediari;
  • questi intermediari, che smistano gli strumenti ad altri subalterni;
  • sono proprio questi subalterni a far prolificare in rete i malware e decidere i bersagli;
  • ultimi sono i rivenditori, che si occupano di far fruttare – in denaro – i dati raccolti.

Una lettura interessante dell’attuale stato della Rete, che vede i navigatori sempre più impegnati a proteggere il proprio pc, a cifrare i dati inviati ad istituti di credito, a rinforzare l’attenzione modificando passwords di accesso ai servizi online e proteggendo la propria privacy.

Sono proprio questi infatti i dati più ricercati dal cybercrimine: i numeri delle carte di credito, password per accedere ai conti online, indirizzi mail privati, nomi utenti e password per accedere ai database aziendali.

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