Anche la rete si scontra con il problema “pane”
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La rete non è solo tecnologia, computer e software ad alta velocità; è anche discussione di problemi, di carenze della nostra società e di idee. Anche noi parliamo dei 180 quintali di pane che ogni giorno avanzano, ma in chiave diversa.
La notiziona è apparsa ieri, in tutti i telegiornali nazionali, all’ora di pranzo, ed in rete dove – per primo il corriere (www.corriere.it) – ha commentato che ben 180 quintali di pane vengono buttati ogni giorno solo a Milano. Ora, premesso che i retroscena e tutto l’allegro carosello mediatico che ha circondato la notizia è facilmente rintracciabile semplicemente con una Googolata (oppure facendo click qui), il punto che vorremmo evidenziare è un altro, e riguarda il problema “pane” in modo più “concreto”.
Il pane pronto alla mattina, quando molti di noi lo acquistano dal fornaio è soffice, croccante, caldo, e invitante. Ma già sotto mezzogiorno, quando ormai nelle case è adagiato nelle ceste di vimini per essere consumato, si innesca un processo che porta a due conclusioni: o diventa duro che l’unico modo per romperlo è prendere un martello, oppure diventa molliccio, disgustosamente filante, come fosse una gomma da masticare americana. Per non parlarne a fine giornata, dove ormai lo stato di durezza arriva ai limiti della sopportazione (nostra e del dentista), e non si trova altro rimedio che buttarlo via. Ovviamente questa considerazione sulla qualità del pane acquistato non viene certamente evidenziata dai noti giornalisti nostrani, molto più interessati ad intervistare il “povero” fornaio, che incassa fino a 6 Euro al kg, perennemente ritratto come colui che con fatica arriva alla fine del mese.
Cosa si può fare, allora? Una proposta, provocatoria, potrebbe essere quella di non acquistare più il pane. Noi siamo troppo velocemente diventati la generazione del consumismo facile, del tutto pronto, di internet e della “leggerezza”. Già i genitori, senza andare troppo indietro nel tempo, facevano il pane in casa. E con ottimi risultati, perchè anche a distanza di giorni non diventa una suola da scarpe, ma restava sempre – quantomeno – masticabile. Senza dimenticare un notevole risparmio: un kilo di pane fatto in casa non è sicuramente costoso come lo stesso kilo di pane comprato dal fornaio. Ed alla semplicità di preparazione: in commercio ci sono centinaia di modelli di macchine per la sua preparazione. E’ sufficiente inserire gli ingredienti, premere un bottone et… voilà!
Il pane è servito.



5th gennaio, 2010 alle 14:52
Sono d’accordo, purtroppo ormai l’80% del pane che si acquista è di scarsa qualità
6th gennaio, 2010 alle 21:48
@Al Grazie per il commento.
Nella mia città, ad esempio, fanno pochissimo pane comune e molto all’olio e derivati speciali.