16 anni dopo Via D’Amelio, Paolo Borsellino continua a vivere nella lotta alla mafia

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Il 19 Luglio di 16 anni fa, l’attentato mafioso stroncava la vita di Paolo Borsellino, Giudice antimafia, e dei suoi collaboratori.

« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

Città di Palermo, Via D’Amelio, 16 anni dopo. Non si spegne mai il ricordo dell’attentato mafioso in cui ha perso la vita il Giudice antimafia Paolo Borsellino e i suoi collaboratori, per complessivamente sei vite umane e un ferito. Persero la vita infatti gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo. La bomba venne radiocomandata a distanza e posizionata su una Fiat Panda (e non in una Fiat 126 come a lungo erroneamente supposto) ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante il giudice sapesse di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per lui.

Pochi mesi prima, il 23 Maggio, moriva l’amico d’infanzia Giovanni Falcone, nell’attentato sempre mafioso che sarà ricordato come “la Strage di Capaci”. Nell’occasione morì anche la moglie Francesca Morvillo in Falcone, anch’ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

Molte saranno le occasioni per ricordare il Magistrato scomparso, tra cui anche quella della magistratura. Alle undici si terrà un incontro nell’aula magna del Palazzo di Giustizia a cui parteciperanno il presidente della Corte d’Appello Armando D’Agato, il presidente dell’Anm, Guido Lo Forte, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Enrico Sanseverino, il vicepresidente dell’Anm nazionale Gioacchino Natoli e il pm Antonino Di Matteo.

Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe“, le parole scritte al funerale del Magistrato su un immenso lenzuolo. Quelle stesse parole che valgono ancora oggi, che sono sparpagliate in migliaia di riferimenti nella Rete e che ogni sito oggi vorrà rievocare.

L’ultima lettera di Borsellino, inviata ad una scuola dove aveva preso impegno di recarsi in conferenza, è una viva eredità consegnata nelle giovani mani delle future generazioni.

Io sono vissuto in una società in cui, quando avevo 15 anni, un mio compagno di scuola si vantava di essere figlio di un capo mafia del suo paese e io lo invidiavo. Oggi, aldilà di quello che sarà lo sbocco giudiziario delle indagini, aldilà delle eventuali condanne le inchieste hanno avuto, di riflesso, una valenza culturale proprio perchè sono state diffuse, rese pubbliche, perchè la gente se n’è interessata. Oggi probabilmente non ci sono più a Palermo giovani come me, che a 15 anni invidiavano il compagno di classe figlio di un mafioso. Sono diventato giudice perchè nutrivo grandissima passione per il Diritto Civile e entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, poi il 4 Maggio 1980 uccisero il capitano Manuele Basili e il Consigliere Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruttoria, nel mio stesso ufficio frattanto era approdato il mio amico d’infanzia Giovanni Falcone e sin d’allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in Sicilia e a questa scelta dovevo dare un senso, i nostri problemi era quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi. La Mafia è un’organizzazione criminale unitaria e verticisticamente organizzata che tende a esercitare sul territorio la stessa sovranità che su i suoi eserciti poteva esercitare lo Stato. Il conflitto irreversibile con lo Stato cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza è risolto condizionando lo Stato dall’interno, con infiltrazione negli organi pubblici. Ma io sono ottimista perchè vedo che nei confronti della Mafia i giovani, siciliani e non, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai 40 anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta.

Paolo Borsellino

Medaglia d’oro al valor civile
«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»

— Palermo, 19 luglio 1992

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