Un italiano su tre naviga: e gli altri due cosa fanno?

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Nel nostro paese l’alfabetizzazione informatica, ovvero la capacità di utilizzare il computer e le sue risorse, fatica a tener testa alla media europea. Il risultato di una statistica ci etichetta pesantemente come “quelli che rincorrono”.

digital divideEsiste un progetto web, l’Osservatorio Banda Larga, che ha il compito di redigere annualmente i risultati del monitoraggio continuativo della disponibilità di infrastrutture e servizi a banda larga nel nostro Paese. Questo progetto è stato promosso dal Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e dal Ministero delle Comunicazioni, quindi è una fonte critica di grande rilievo. Ovviamente ciò che più interessa sono i risultati. Vediamoli. Partendo dal dato più preoccupante, ci sono circa 14 milioni di famiglie che non dispongono ancora di una connessione a banda larga. La motivazione della mancanza tecnologica è in primo luogo la copertura (spesso assente o minimale) seguita dal senso di disinteresse verso il servizio stesso. Di questi 14 milioni, poi, 11 milioni non possiedono neppure fisicamente un computer al proprio domicilio con cui potrebbero navigare.
Chi invece possiede un pc e dispone di collegamento a banda larga, lo usa prevalentemente per comunicare (e-mail e istant messaging), per consultare enciclopedie e notizie di attualità, ed è in costante aumento l’uso banking online.
Vince invece nettamente, come tecnologia comunicativa, il telefonino cellulare, ormai arrivato a quota 6 milioni di famiglie.

L’Europa ci saluta con una dolce mano sulla spalla mentre noi rincorriamo la tecnologia sempre quel piccolo passo indietro, mentre addirittura siamo superati da alcuni paesi emergenti. Ma perchè succede questo in un paese come il nostro, fortemente industrializzato e scolarizzato? Ecco trovato un primo problema reale: la scuola.

L’informatica, e in senso stretto l’uso corretto della Rete, deve essere impartito dai più bassi livelli di istruzione per poter esser poi affinato ulteriormente in età adulta. Gli insegnanti vanno stimolati a formarsi adeguatamente in questa branchia della conoscenza e affinare la didattica per un positivo processo di apprendimento. Parallelamente, ovviamente, occorre investire su risorse e persone per adeguare l’Italia allo standard europeo in fatto di connettività (ovvero tariffe telefoniche più basse e internet (semi)gratuito dal proprio Comune).

Se questo non dovesse rientrare tra i prossimi piani educativi proposti nel nostro paese, potremmo un giorno ritrovarci con forti dislivelli sociali dovuti a soggetti informaticamente evoluti e altri ad un livello minimo di alfabetizzazione informatica.
Con l’increscioso problema che se un italiano su tre naviga, gli altri due cosa fanno?

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