Pechino allenta la censura sul web, ma i Giochi hanno lo spettro del Tibet

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Il Governo Cinese in occasione dei Giochi Olimpici rimuove la censura su diversi siti internet. Resterà censurato solo il sito della setta religiosa Falun Gong, ritenuto “illegale”.

PECHINO - «la questione è risolta», ha dichiarato la vicepresidente del cio, Gunilla Lindberg, aprendo di fatto la prima pagina di quasi tutti i quotidiani di oggi, sportivi e non. Perchè se di per sè mai un paese occidentale sarebbe interessato a mettere un freno sul web alla corsa di WikiPedia, BBC e Amnesty International, nel paese orientale la situazione è leggermente in controtendenza.

Il giornalista Federico Rampini, inviato di “La Repubblica” in Cina, definisce l’apertura del Governo del luogo come “un’esperienza che dà quasi le vertigini, un tuffo nella libertà a cui non ero abituato da quando vivo qui. Non era mai accaduto da anni. E’ una concessione importante, quasi clamorosa per la censura del regime. E’ accaduto grazie alle Olimpiadi, e alla costante pressione dell’opinione pubblica internazionale. Le proteste degli ultimi giorni sono servite a qualcosa”.

Una concessione straordinaria, dettata dunque dalla denuncia da parte dei giornalisti accorsi per l’organizzazione informativa dei Giochi di non poter accedere ad una serie di siti di organizzazioni sgradite al governo del posto: una sorta di richiamo alla libertà di informazione negata dalla censura che sovrasta da anni il paese.

Chi vedeva nei Giochi la possibilità di avvicinare il confronto fra Pechino e le minoranze etniche, sappia che resta comunque ben lontana una completa risoluzione del problema, come già annunciato dalla dura critica del Governo Cinese, che boccia senza mezzi termini questa apertura mediatica: “Esprimiamo il nostro forte disappunto e una ferma condanna di questa risoluzione, che vincola tra loro temi senza alcun nesso come i diritti umani, la libertà religiosa, il problema del Darfur e della Birmania, insieme con le Olimpiadi di Pechino, e critica il governo cinese senza alcuna ragione“.

Manca ormai una settimana all’apertura dei Giochi, e il mondo occidentale inizia a porsi seri dubbi sul fatto di aver concesso ad un paese che ha appena aperto le porte al mercato globale (2001) l’organizzazione dei Giochi Olimpici. Le stesse persone che guardano ancora con occhi preoccupati la violenta repressione – nel sangue – dei tibetani.

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