Internet Mobile e P2P non vanno d’accordo in Italia
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Chi ha una connessione internet mobile con un operatore di telefonia, lo sa bene: il p2p è limitato. Ma alcuni gestori lo scrivono in chiaro sui contratti.
I sintomi sono sempre gli stessi: vistosi rallentamenti, browser che si “impallano”, computerini spenti vicino all’orologio di Windows che culminano spesso nella disastrosa e temuta disconnessione. E’ la sorte che si abbatte inesorabile sui clienti che hanno scelto la connettività mobile via modem usb di alcune società nostrane, che sembrano non accettare di buon grado traffico peer to peer sulla propria rete. La connessione mobile, secondo le esperienze riportate in rete dai clienti, funziona correttamente fino a che non ci si avventura in una spedizione torrent, o si improvvisa l’apertura di eMule. A questo punto partirebbe un vero e proprio crollo delle prestazioni della connessione, dovuta all’engine che ottimizza il traffico utilizzato per la normale navigazione e altera, rallentandolo, solo quello per altri scopi.
Ottimizzazione della rete o discriminazione? Se lo chiedono in molti, ma, ad esempio, Vodafone aveva già messo in guardia tutti i potenziali clienti che intendevano aderire al proprio piano MOBILE FLAT (ancora unico in Italia):
1. L’effettiva velocità di connessione a 7.2 Mbps dipende dalla capacità e dal grado di congestione della rete. Verifica la copertura Broadband nella tua zona. Al fine di evitare fenomeni di congestione della rete e per garantirne l’integrita`, consentendo l’accesso contemporaneo da parte di tutti i clienti ai servizi di connettività, Vodafone si riserva il diritto di verificare l’eventuale utilizzo anomalo del servizio e di sospenderne in tutto od in parte l`erogazione, applicando, ove necessario, meccanismi temporanei e non discriminatori di limitazione all’uso continuativo e/o intensivo delle risorse di rete disponibili.
La presenza dell’engine di traffic shaping (così si definisce tecnicamente tale apparato) ha un doppio ruolo di significativa importanza: da un lato protegge il provider da possibili problemi legali dovuti all’uso che fa il cliente della linea e preserva la rete da saturazioni e blocchi. Ed è proprio questa seconda motivazione che ci spinge a riflettere: la nostra rete mobile, che molti esperti individuano come il futuro non troppo lontano della connettività, necessita già di queste limitazioni per poter funzionare ?


