Call Center, i precari vogliono stabilità e diritti sul lavoro. Ma il sistema così non funziona
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Sottopagati, sottostimati e impreparati sono i lavoratori dei call center italiani. A settembre sfileranno a Roma per chiedere migliori condizioni di lavoro e meno precariato.
Oggi si pubblica in rete l’annuncio di un movimento di questo lavoratori, organizzati da SLC CGIL, il sindacato dei lavoratori del settore della Comunicazione che fa capo alla CGIL, per il 19 Settembre. Sfileranno per le vie di Roma, per uscire dall’anonimato che li ricorpre e per chiedere migliori condizioni di lavoro. Ma avete mai provato a chiamare questi “lavoratori” ?
Quando ci chiamano a casa, inevitabilmente disturbano. Ci vogliono vendere la solita offerta telefonica dell’anno oppure l’adsl 20 mega con fantastici programmi televisivi (peccato che per puro caso la zona dove abitiamo non è coperta… ), insistono pesantemente sull’offerta, sempre particolarmente vantaggiosa, arrivano pure a richiamarci se siamo assenti pregando i nostri parenti di avvisarci. Un bel giorno però compriamo il loro prodotto, forse convinti di fare un affare o solo perchè ci hanno, infine, stancato di questa continua violenza pubblicitaria e noi abbiamo sollevato bandiera bianca. Vergogna delle vergogne, non serve nemmeno un contratto firmato: è sufficiente dire “si” dentro la cornetta. Tutto registrato, tutto legale. Al primo problema, che inevitabilmente capita, il giro si capovolge: siamo noi che chiamiamo loro. E qui inizia l’odissea.
Unica nota positiva: il numero telefonico dell’assistenza è spesso gratuito. E questo è un bene, perchè ci aspettano già da subito minuti e minuti di attesa. Eh si, perchè se dobbiamo comprare ci sollevano la cornetta subito – quasi prima che il telefono squilli – ma se abbiamo bisogno di aiuto, il discorso è leggermente diverso. Approdiamo al cancello di partenza con lo smistamento del centralino: prema 1, scriva il numero, dica 33, prema 4 poi 3 poi 7, la mettiamo in contatto con l’operatore, nell’attesa le ricordiamo che deve versare il riso perchè l’acqua bolle, l’operatore è al momento occupato, attendere per non perdere la priorità acquisita, attenzione: il riso è ormai un bellissimo spaghetto… finchè parliamo con questo fantastico operatore.

Pensiamo di essere ormai a buon punto, ma invece non sappiamo che è questo il momento più pericoloso. Infatti può benissimo capitare, all’ignaro cliente, di parlare con una persona che è non è qualificamente preparata e non sa assolutamente nulla relativamente al prodotto in cui deve assistere il cliente. Parlare con uno/a studente/ssa universitario/a poco più che ventenne che non possiede un pc a casa e non ha nemmeno la più vaga idea di cosa sia una portante adsl, che valenza assistenziale può avere per il cliente? Ma noi siamo buoni, e spieghiamo con cura e dovizia i particolari del problema, lo facciamo segnare aprendo un “ticket nella rete” e aspettiamo fiduciosi un primo intervento che, se tutto va bene, arriverà tra cinque o sei giorni. Sperando che basti quello, altrimenti si ricomincia.
E’ solo l’inizio di un lungo percorso questo movimento per una maggiore sicurezza e un riconoscimento della professionalità, ma è necessario riformulare tutto l’apparato. Le Aziende che affidano la loro sezione assistenza a contatti telefonici devono formare adeguatamente il personale e quindi retribuirlo in base al livello professionale raggiunto. D’ altra parte, sono gli stessi lavoratori che non devono più accettare contratti ai confini della legalità solo per portare a casa 100-150 euro al mese.


