Anche l’america soffre di carenza di banda larga, e pone limiti
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Chi l’avrebbe detto che anche l’America poteva soffrire di carenza di banda larga? Eppure è così, e molte società stanno ridimensionando le proprie offerte.
Quando parliamo di banda larga e di immense quantità di gigabyte di traffico, l’esempio immediato – e scontato – è l’America. Terra di navigatori, webmasters e professionisti, ha sempre superato il nostro paese per disponibilità di banda internet, ma oggi ci troviamo di fronte ad una involuzione. Infatti molte sono le compagnie di connettività americana che stanno rivedendo i propri listini: AT&T ha da poco avvisato la Federal Communication Commission che effettuerà sperimentazioni per un passaggio ad abbonamenti con formula a consumo e non a banda illimitata; Comcast ha fissato un tetto massimo di 250GB al mese; Frontier Communications ha decimato la sua offerta consumer aggiudicando ad ogni cliente solo 5GB al mese e Time Warner oscilla con limiti tra 5 e 40GB.
Una involuzione dicevamo: di fatto c’è la riscoperta del limite anche della rete connettiva americana, che deve fare i conti con l’avanzamento tecnologico e la crescenta richiesta di nuovi accessi ad alta velocità. Cosa comporterà tutto questo? Una forte riduzione, o quantomeno un muro invalicabile quando raggiunto il tetto massimo, nell’uso dei software di file sharing che consumano banda per ore e ore (come eMule) e, consecutivamente, difficoltà ad utilizzare servizi di ultima generazione come il voIP e lo streaming in diretta.
In Italia, per il momento, la banda larga è tagliuzzata tra i vari operatori (sotto il controllo di Telecom Italia), e sebbene sia in forte ritardo tecnologico, la situazione appare più rosea. Dal punto di vista economico, tuttavia, la tasca degli americani è meno leggera della nostra.


